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Ormai è evidente la scissione di personalità
dell'arte che pratico ed amo, il Karate-Do.
La realtà mostra come il "Karate Sportivo"abbia preso
una direzione che sempre meno ha a che vedere con il concetto di Do (Via)
e di Arte Marziale.
Nessun giudizio di merito. Desidero sottolineare come le due identità,
seppur apparentemente antitetiche, possano e debbano coesistere all'interno
della Federazione Olimpica (FIJLKAM).
Da proporre un modello: consiste in un'evoluzione del doppio concetto
"Tradizionale" e "Sportivo", per trovare un comune
denominatore, finalizzato a una pratica completa della disciplina in tutti
i suoi aspetti, contemporaneamente ad una pacifica convivenza.
Per sviluppare l'idea? Necessario comprendere e accettare che l'ostilità
nei confronti del "Tradizionale", inteso come disciplina non
evoluta, va incanalata nei confronti delle organizzazioni che si ostinano
a seguirlo, senza considerare l'evoluzione del contesto sociale e culturale
al quale viene proposto. Si muovono quindi in antitesi e concorrenza alla
FIJLKAM , che oltre ad essere organo ufficiale del Comitato Olimpico Nazionale
risulta l'organizzazione piú aggiornata anche da un punto di vista
tecnico-scientifico.
Certo ci vorrebbe un maggiore impegno federale nel seguire in maniera
equa tutta la comunità dei praticanti, che nella stragrande maggioranza
non sono agonisti o pre-agonisti, ma bensì amatori.
Sono proprio gli amatori che permettono, nella maggior parte dei casi,
alle Società Sportive di rimanere operanti sul territorio. L'attività
agonistica, specialmente se si hanno a disposizione atleti d'alto profilo,
si sostanzia tendenzialmente sotto forma di costi non sempre recuperabili.
Dunque amatori che sono rappresentati da giovani, adulti di ambo i sessi
ed anche dalla la terza etá che, nonostante il numero costantemente
in crescita nella società italiana, continua a non trovare, ad
oggi, un modello appetibile nella nostra disciplina.
Sicuramente, in FIJLKAM, il "Tradizionale" é ben rappresentato
da molti validi insegnati. Basti ricordare, mi riferisco allo Shotokan
stile di mia competenza, i Maestri F.Balzarro, S. Neekofar e S. Torre.
Ebbene, questi Maestri, unitamente ai responsabili degli altri stili,
possono con la loro competenza e dedizione all'Arte, segnare il passo
di un evoluzione moderna del tradizionale in seno alla FIJLKAM, a patto
di dare loro gli strumenti federali necessari per perseguire tale compito.
Sarebbe un errore accettare passivamente la dicotomia in atto nel nostro
mondo o addirittura enfatizzarla. Il Karate resta un mondo vasto e complesso,
e si correrebbe il rischio di depauperarne il bagaglio tecnico e di rappresentarne
solo un aspetto, che peraltro al giorno d'oggi non si è ancora
dimostrato come vincente.
In altre parole il "Tradizionale" potrebbe essere sviluppato
e gradualmente evoluto tenendo sicuramente conto del Karatè Sportivo,
della Medicina, delle Scienze Motorie ed anche e sopratutto dei principi
etico educativi utili all'insegnamento nei giovani.
Sia la nostra "comunità " a proporre un modello culturale
ai giovani praticanti, mediante un' etica comportamentale derivante dalle
nostre "radici", ovviamente rielaborata per il contesto socio/culturale
attuale.
Al contrario sarebbe un grave errore subire lo sviluppo della societá
nelle sue infinite mode e contraddizioni, limitandoci a proporre, in maniera
passiva, un modello pienamente confacente ad essa. Significherebbe abdicare,
snaturando l'essenza del Karate e con il tempo diventare 'mercanti lungimiranti"
che sanno stare al passo con i tempi, non dei Maestri.
Il Karatè Sportivo a sua volta non dovrebbe perdere nel proprio
modello di prestazione un valore ancor oggi valido come l'efficacia e
la razionalità del gesto atletico. Essa rappresenta il vero punto
di unione e di incontro nel mare delle divisioni esistenti nell'ambito
della nostra Arte.
Prima di tutto, allora, il concetto di fondo che le due "personalità"possano
e debbano coesistere all'interno di una Federazione moderna la quale sappia
interpretare le vere esigenze della maggioranza dei praticanti. Questi
in parte cercano la tensione agonistica, ma nella maggior parte desiderano
il benessere psicofisico e nella quasi totalità cercano l'efficacia
delle tecniche poiché comprendono che un pugno od una parata hanno,
dalla notte dei tempi, un obiettivo ben preciso, che può, Dio non
voglia, tornare utile.
( M° Guido E. Papetti 5° DAN Fijlkam - guido.papetti@tiscali.it
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