S. S. VORTEX

La ginnastica dolce della Medicina Tradizionale Cinese per il beness
"Karate e Karate Do" - di Guido Papetti
|
Nella ormai evidente dicotomia "tradizionale e "sportivo" il Karate moderno subisce un inevitabile impoverimento di valori. Che la società, i praticanti, inevitabilmente
influenzino nel tempo l'evoluzione di quest' Arte è cosa nota ai
più, lo stesso Maestro G.Funakoshi ebbe modo di esprimersi a questo
riguardo. Il problema semmai è se questo inevitabile processo debba
essere vissuto come un adattamento passivo dell' Arte all' evolversi dei
modelli socio-culturali, ovvero aderirvi senza spunto critico per meglio
sopravvivere, o essere portatore di valori, modello di riferimento, che
quindi possa interagire in maniera propositiva, accettando i rischi connessi
di fluttuazioni nell'afflusso degli adepti. Non penso sia tramite una applicazione ossessiva
di sedicente marzialità piuttosto che nella ricerca di medaglie
che riusciremo ad apportare un miglioramento evolutivo "profondo"
a questa disciplina. Il problema fondamentale è che il karate è arrivato in Italia portando con se valori culturali tipici della società giapponese degli anni sessanta, il karate era una delle discipline del Budo, la pratica del buddismo Zen comune tra i praticanti. Da parte nostra il tessuto sociale era culturalmente adatto, in quel periodo, ad essere penetrato da discipline orientali esoteriche, che, come tali, sarebbero state assimilate parzialmente causa le notevoli differenze culturali e sociali di Italia e Giappone. Ne è conseguenza che il karate nella sua evoluzione "fisiologica" migliora da un punto di vista biomeccanico grazie alla scienza., all'esperienza di tanti Maestri e praticanti ma nella sua "branca" sportiva corre verso l'efficienza motoria delle tecniche in funzione di regolamenti di gara, non di una efficacia "tecnica", del gesto in senso assoluto. Per contro è presente la componente oltranzista dove l'etichetta viene prima di tutto dove " fare forte" è la parola d'ordine. I giovani sono confusi giacchè in un caso
praticano un semplice sport nell' altro una Arte Marziale di cui non ne
comprendono bene (quindi non sentono) determinate ritualità e leggi. Ecco quindi che il karate do qualora contenesse in se i concetti evoluti del Budo, proporrebbe dei valori educativi ai nostri giovani, efficaci nella trasmissione, di cui il fondamentale è l'idea di impegnarsi in qualsiasi attività (lavorativa, affettiva, sociale ecc.) come investimento della propria vita. Il perfezionamento nel Karate, deve quindi essere
finalizzato ad una tendenza all'autoformazione, sviluppando nel giovane
praticante le sue qualità di autocritica. Il praticante impara così ad essere sempre più autonomo e responsabile (valevole particolarmente per i giovani) mentre il Maestro ha il compito di trasmettere un codice tecnico unito a valenze culturali. In altre parole l'allievo impara ad educarsi consapevolmente sotto la guida del Maestro non ne subisce semplicemente l'insegnamento. All'interno di questo modo di praticare è lapalissiano che il codice tecnico dovra'essere il più completo possibile, poiché anche le tecniche non valide in contesti agonistici verranno studiate ed approfondite in maniera adeguata. La pura pratica di un Karate agonistico depaupera inevitabilmente il bagaglio tecnico di un atleta, giacchè i suoi sforzi durante gli allenamenti saranno concentrati particolarmente sulle tecniche valide per regolamento. Il giovane praticante, in questa maniera, verra'
consapevolizzato della propria crescita tecnica ed umana, il colore della
cintura perdera' gradatamente di significato in quanto espressione narcisista
dell'Io. il passaggio di Kyu e di Dan assumera' un significato meno superficiale
e piu' interiore. Questi concetti appena esposti non sono compatibili con l'anima da mercante che muove certi settori del Karate Sportivo, si tratta di una questione di fondo, il motivo per cui pratichiamo se è solo, il mercimonio dei Dan, il lustro delle cinture bianco-rosse, il potere, il narcisismo individuale ed il danaro allora cerchiamo di avere il coraggio di utilizzare un neologismo, in quanto il Karate di per se, pur evolvendosi giustamente nel tempo non è snaturabile nella sua essenza. (M° Guido Papetti 5° Dan FIJLKAM, guido.papetti@tiscali.it)
|